|
|
|
 |
| |
| 
|
Le
origini dell’insediamento umano nel territorio attuale
di Civitavecchia vanno ascritte all’occupazione della
costa e delle colline circostanti da parte di popolazioni
appartenenti alla civiltà del bronzo, che daranno poi
vita ai centri del periodo Villanoviano. Piccole costruzioni
rustiche testimoniano la presenza demografica etrusca nel
territorio, proiettato sul mercato del Mediterraneo grazie
allo sfruttamento delle miniere dei Monti della Tolfa. Le
esigenze portuali di Roma spinsero per la costruzione di un
nuovo bacino che supplisse all’uso non più conveniente
del Tevere, di Ostia e degli scali campani. I lavori per il
nuovo approdo vennero affidati intorno al 102 d.C., sembra,
ad Apollodoro di Damasco, e seguiti, come recita |
una
lettera di Plinio il Giovane, direttamente dall’imperatore
Traiano. La nascita del porto ebbe un ruolo determinante per
l’aggregazione delle popolazioni che si stabilirono
attorno e che portarono alla trasformazione in città
del villaggio preesistente. Nonostante la discordanza delle
teorie sul fatto che l’abitato di Centumcellae sia anteriore
o meno alla costruzione dello scalo, molte fonti autorevoli
accertano che la cittadina venne edificata secondo le norme
urbanistiche canoniche. Centumcellae, già municipio
poco dopo la sua fondazione, divenne municipio successivamente
all’editto di Costantino. La presenza del porto permette
alla città di mantenere la sua importanza anche nel
periodo successivo alla caduta dell’Impero. Caduta poi
in mano bizantina Centumcellae passò successivamente
sotto il dominio del Papato, fino alle incursioni saracene
dell’813 e dell’828, che costrinsero i superstiti
del saccheggio della città alla fuga sulle colline
circostanti, dando vita ad un nuovo centro abitato, Leopoli.
La nascita di Civitavecchia, fra leggenda e realtà,
va fatta risalire intorno all’anno mille quando i vecchi
abitanti di Centumcellae tornarono a ripopolare la Civitasvetula.
In quel periodo si registra l’innalzamento di una rocca,
all’imboccatura della vecchia darsena, costruita sfruttando
i residui di edifici romani ormai in rovina. Da quel momento
si susseguirono aspre lotte per il possesso e la signoria
della fortezza, con la supremazia prima della famiglia De
Vico e poi del cardinale Giovanni Vitelleschi. Per contrastare
l’avanzata dei Turchi nel Mediterraneo vennero fatti
costruire cortine murarie e riattamenti delle strutture portuali
e dell’acquedotto dai papi Nicola V e Sisto VI. La ripresa
di Civitavecchia avvenne però al momento della scoperta
dell’allume sui Monti della Tolfa nel 1461, quando vennero
realizzate una imponente fortezza, nata dalla volontà
di Giulio II e dalla mente del Bramante e dei suoi allievi,
e le mura, ad |
opera
di Antonio da Sangallo. Diventata un punto nodale per controbattere
l’offensiva saracena, Civitavecchia venne dotata da
Sisto V di una flotta importante e ridivenne ufficialmente
il porto di Roma. Con l’intervento dei papi Clemente
VII, Paolo V ed Urbano VIII, fu completato definitamente il
restauro del porto, che venne anche fortificato, e ripristinata
la tratta dell’Aurelia che collegava Civitavecchia a
Roma. Nel 1660 Alessandro VII pose mano alla costruzione di
un arsenale progettato dal Bernini, e successivamente vennero
anche restaurati i vecchi acquedotti romani. Successive vicende
portarono la città alternativamente sotto il dominio
dei francesi e dei papi. Nel 1825 Leone XII riportò
in città la cattedra vescovile e nei periodi successivi
vengono edificati palazzi prestigiosi, il teatro Traiano ed
una nuova fortezza in sostituzione della |
|
vecchia
torre, ormai in rovina. Dopo aver partecipato attivamente
alla costituzione della Repubblica Romana, Civitavecchia cede
alla flotta francese del generale Oudinot, e dovrà
attendere il passaggio delle truppe di Bixio e l’intervento
della flotta guidata dall’ammiraglio Cerretto, nel 1870,
per tornare libera. |
|
|